F.A.Q. su Argomenti Fiscali per hobbiste e creative

risponde la Dott.ssa Carmen Fantasia

Domanda
Quale è la differenza tra  hobbisti e creativi?

R: "Possono definirsi hobbisti coloro che vendono, barattano, propongono o  espongono, in modo saltuario ed occasionale, merci di modico valore che non superino il prezzo unitario di € 250,00.” Così recita la legge del 10 novembre 2009 n° 27, art. 43
Gli hobbysti possono operare solo nei mercatini dedicati, quali: mercatini dell’usato, dell’antiquariato e del collezionismo, del vintage, non con valore storico-artistico, vendendo oggetti non creati da loro.
Il creativo è colui che con la propria manualità ed il proprio ingegno realizza beni “nuovi” che non sono frutto del semplice assemblaggio. In questo caso il creativo rientra così nella legislazione dell’artigianato e non in quella del commercio, (che invece interessa coloro che assemblano semilavorati). L’artigiano è colui la cui creazione è frutto per il 75% della sua manualità. Per chiarirsi meglio le idee consigliamo di leggere l'articolo Differenze tra la figura dell'hobbista e del creativo che definisce ancora meglio questi aspetti.

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Domanda

Io e una mia amica siamo delle creative e vorremmo costituire una Associazione Culturale Ricreativa. E' possibile costituire una associazione con solo due persone?

R: Le invio una classica definizione di Associazione così come la dettano i testi di diritto:
"In generale, si parla di associazione definendo un organismo unitario, formato da almeno 2 o più  soggetti, che viene considerato dall'ordinamento soggetto di diritto, dotato di propria capacità e distinto dagli stessi individui che lo compongono".
Le associazioni possono avere caratteristiche e finalità di tipo culturale, assistenziale, ricreativo, sociale, sportivo etc.
Per cui si metta pure al lavoro, vedrà che riuscirà senz'altro a creare qualcosa di bello che possa in futuro darLe la possibilità di cambiare vita. 
Le posso ulteriormente dire che le Associazioni non riconosciute non hanno bisogno di un notaio per la costituzione, ma devono essere solo registrate all'Agenzia delle Entrate.
Se Lei telefona all'Agenzia delle Entrate e si fa passare il "Registro" Le daranno tutte le indicazioni giuste...piuttosto si faccia formulare uno statuto ed un oggetto sociale molto completi e che Le diano la possibilità di fare di tutto e di più...anche attività che non rientrano nei suoi scopi attuali.
Questo Le darà la possibilità di partecipare a fiere varie o lavorare in campi che per ora non Le interessano, senza dover sostenere costi ulteriori per modifica di statuto.

Domanda
 
D: Da circa tre anni quello che era il mio passatempo è diventato un lavoro.
Ho creato una Associazione, per poter realizzare  dei mercatini di artigianato-artistico e opere dell'ingegno a carattere creativo, a seguito regolare autorizzazione delle amministrazioni comunali.
Sulle richieste di autorizzazione cito sempre il D.L. in oggetto  ed ho sempre pensato che un'autorizzazione rilasciatami con la predetta dicitura mi avrebbe cautelato dalle incursioni della Finanza, ma proprio in questi giorni mi è stato detto da colleghi che lavorano con i mercatini legati alle festività e ricorrenze patronali, che la dicitura Artigianato-artistico ti esenta dall'emissione dello scontrino per una vendita "in casa", ma che non si può vendere nei mercatini e che un controllo fiscale può requisire la merce esposta.
Ma allora , mi chiedo:come mai le amministrazioni comunali mi rilasciano le autorizzazioni e mi fanno pagare il suolo pubblico per la vendita?
E, inoltre, l' associazione di artigianato-artistico che è nata per questo scopo è in regola o c'è altro? .
R: Il Comune della sua città Le deve rilasciare assolutamente tutte le autorizzazioni del caso e Lei non sta  incorrendo in alcuna infrazione. Inoltre il punto focale sta nel fatto che tutti i partecipanti al mercatino devono partecipare all’evento tramite la Sua Associazione.
Potrebbe esserLe utile unire alla domanda fatta al Comune un allegato per ogni singolo partecipante (privo di p.iva), intitolato “Richiesta di vendita temporanea” reperibile presso il Comune dove si svolge l'evento.
Probabilmente il Comune chiederà una tassa fissa che dovrebbe aggirarsi intorno a € 16,00 per espositore.

Domanda
Posso esporre in un negozio anche se non ho la partita iva ?

R: Si è possibile, basta prendere accordi con il negoziante per lasciare la merce in conto vendita o in conto visione. Si consiglia di fare un accordo scritto con il negoziante. Per ulteriori informazioni leggi anche il post Esporre creazioni nei negozi, anche senza partita iva: conto vendita e conto visione

Domanda
Quale è la differenza tra  conto vendita e conto visione?

R: La principale differenza è costituito dal tempo in cui è possibile lasciare la merce presso il negozio:
-    la merce in conto vendita può essere lasciata in esposizione nelle vetrine di un negozio per un massimo di 45 giorni;
-    la merce in conto visione può essere lasciata in esposizione nelle vetrine di un negozio per un anno intero.
Per cui, se volete esporre la merce in un negozio, si consiglia di fare un accordo con il proprietario, per un conto visione.
Per ulteriori informazioni leggi anche il post Esporre creazioni nei negozi, anche senza partita iva: conto vendita e conto visione


Domanda

D:  Creo accessori moda ed  oggetti per la casa, che hanno riscosso ampi consensi. Mi sono informata riguarda ad un'eventuale apertura di un'attività.
Mi hanno consigliato di aprire una partira iva come artigiano, ed iniziare a vendere le mie creazioni. Questa attività comporta dei costi fissi (primo fra tutti quelli contributivi), ancora troppo onerosi per me.
Cosa potrei fare, in alternativa? Ad esempio per vendere a dei mercatini in maniera occasionale (penso al periodo natalizio etc.), c'è la possibilità di poterlo fare senza dover necessariamente aprire una partita iva? Oppure come potrei cedere i miei lavori occasionalmente (senza regime di continuità) ad uno o più negozi?
Infine, è conveniente (in termini di costi/benefici) pensare di brevettare queste mie esclusive creazioni ?
R: Non vi è  nulla di cui preoccuparsi. Continui a realizzare le Sue cose così come sta facendo e a livello hobbistico. Lei potrà sicuramente vendere nei mercatini senza partita iva, l'importante è che Lei lo faccia aggregandosi ad una associazione che chieda le dovute autorizzazioni al Comune. Le regole brevi sono: che non si possono fare  vendite singole superiori a € 250,00 e che per lo stesso committente non venda oltre i 5.000 €. Per il resto sembra tutto a posto visto che Lei vende opere del suo ingegno e di sua manifattura.
Inoltre Lei può tranquillamente vendere a negozi come prestazioni occasionali facendosi fare una ritenuta d'acconto del 20% dietro rilascio di Sua ricevuta e sempre rispettando il limite di € 5.000 per negoziante (cifre che dovranno essere dichiarate nella dichiarazione dei redditi).
Le invio alcuni principi che potranno ritornare utili.

PRINCIPI VALIDI PER COLORO CHE REALIZZANO E VENDONO SIA OPERE CHE OGGETTI RIGUARDANTI L'ARTIGIANATO ARTISTICO
Chiunque realizzi qualsiasi cosa riguardante le Arti Visive (pittura, scultura, grafica, fotografia, computer art...) lo deve considerare come frutto del proprio ingegno, e quindi è un autore d'opera d'ingegno.
Esiste una legge a regolare la materia, la N°643 del 1941 "PROTEZIONE DEL DIRITTO D'AUTORE E DI ALTRI DIRITTI CONNESSI AL SUO ESERCIZIO" di competenza dapprima del Ministero della Cultura Popolare, e successivamente della Presidenza del Consiglio dei Ministri. (per il testo della Legge n. 633/1941 si rinvia a http://www.giustizia.it/cassazione/leggi/l633_41.html ).
Oggi con le nuove norme di tutela del diritto d'autore ( Legge 248/2000 ), viene delegata ad occuparsi di proteggerne i diritti la Sezione OLAF della SIAE (http://www.siae.it/index.asp ).
Per realizzare le opere d'ingegno non occorrono permessi, licenze o quant'altro, cosi come per vendere le proprie opere d'ingegno non occorrono partita IVA, iscrizioni di alcun tipo o altro, se la vendita viene effettuata direttamente dall'autore.
Chi vende il proprio prodotto è libero di farlo come e quando vuole, il registrare l'opera o iscriversi alla SIAE serve solo a cautelarsi contro eventuali ulteriori ricavi economici originati dallo sfruttamento dell'opera da parte di terzi, in quanto l'autore, pur avendo venduto l'opera, conserva la paternità e quindi tutti i diritti di sfruttamento economico della stessa.
Infatti 'autore vende l'opera ma non lo sfruttamento dell'opera, e se il nuovo proprietario dovesse avere dei ricavi dallo sfruttamento dell'opera, a questi ricavi si applicano i diritti dell'autore.
Se io, autore, sfrutto direttamente la mia opera non devo pagare per questo la SIAE, in quanto questa serve a proteggere i miei diritti che, a loro volta, verranno pagati a me.
Registrare un'opera alla SIAE significa assicurarsi che nessuno possa sfruttarla senza pagare l'autore, ma non garantisce niente, e non dà niente, soprattutto se l'opera non è stata ancora venduta  o posta in circolazione.
Per quanto riguarda le imposte e le modalità relative, se l'ammontare annuo del ricavato rientra in € 5.000,00 viene considerato un regime minimo di lavoro autonomo, in quanto lavoro occasionale e saltuario, per cui l'acquirente (e non il venditore!), se vuole, fa la ritenuta d'acconto.
Se invece il ricavato annuo  dell'autore supera € 5.000,00 (per un singolo committente) è necessario aprire solamente la partita IVA; tutto il resto non riguarda l'autore, e non è obbligatorio (licenza di vendita, camera di commercio, ditta individuale , società varie, etc. etc).
Per le modalità di registrazione delle proprie opere vedere la Sezione Arti Visive della Siae: http://www.siae.it/olaf_av.as 

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